Analisi

Analisi

Tempo

In greco, il tempo si può dire in tre modi: vi è il καιρός, il momento opportuno, l’ora dell’azione, della visione e dell’incontro; l’αἰών, tempo non misurabile della durata, in cui si riflette l’irriducibilità dell’esperienza; e infine il χρόνος, sequenza ordinata e lineare di momenti. All Around Me, con uno sbadiglio, prende a calci il tempo cronologico e gioca liberamente nell’istante del καιρός e nell’infinito dell’αἰών. Questa danza malinconica e sfuggente, surreale e irriverente, tiene insieme la puntualità dell’evento cairotico e l’ininterrotto scorrere aionico. Le due dimensioni si toccano in un luogo paradossale del senso, senza risolversi nella diade eterno/ora, poiché il tempo resta aperto all’imprevisto della trasformazione, in cui la forma diviene sempre altro da sé. L’azione è compiuta, non manca di nulla, proprio perché è in perpetua metamorfosi. Trovando l’equilibrio nel transito, il gesto si compie. All Around Me è una danza d’ipnosi che tenta, con la sua assenza di risposte, di affrontare la questione: che cosa siamo noi, con i nostri corpi, nel tempo? È il terreno dell’anatomia, la forza che attraversa la forma, la Ζωή (vita infinita) che esplora il βίος (corporeità individuata).

Corpi

Nella società del controllo, volta ad addestrare corpi e individui sulla base della simmetrica funzionalità stimolo/risposta, All Around Me introduce uno scarto, inceppa il meccanismo, disturba la trasmissione. Le azioni e le reazioni organiche messe in scena si svolgono con la precisione della sorpresa. Nel καιρός, l’essere umano è un animale che esita e improvvisa, potendo in qualsiasi momento sospendere la coazione stimolo/risposta. Prendendo in carico i territori della corporeità, della sensibilità e dell’organico, in senso evenemenziale, All Around Me conduce una trasfigurazione della percezione. Lo spazio si costruisce secondo la logica della variazione e della percezione, che segue principi compositivi anatomici, sonori e cromatici. Sorge così la possibilità di far esperienza del mondo in un modo inaudito, laddove il mondo è da intendersi come spazio di comparizione, attrazione e repulsione fra i corpi. Il pensiero affonda nel corpo: non vi è un pensiero che pensa il corpo; né vi è un corpo che pensa le idee; bensì, il corpo obbliga a pensare l’impensato, ossia la vita, materia di impulsi che passa nella sottile muscolatura affettiva dell’anatomia.
Con la sua delicatezza selvatica, con il suo desiderio senza oggetto, con il suo passato presente, questa danza si pone al confine che confonde il caldo e la luce, come la mollezza che prende d’estate e la fantasticheria di essere soltanto ciò che si è.

Poetica

All Around Me intesse con la musica una relazione necessaria, che va dall’assoluta precisione del gesto alla profondità viscerale del suono. Il ritmo viene scavato fino alle regioni più remote dell’armonia. La musica non è sfondo o decorazione, ma condizione della scrittura coreografica: la relazione del gesto con il suono avviene come al microscopio, nell’ascolto del dettaglio appena udibile, della pausa, del silenzio. Distante da tappeti sonori e da partiture di rumori indistinti, All Around Me si muove nelle maglie di una musica suonata e cantata. Lo stato d’animo appartiene all’istante musicale. L’improvvisazione è il metodo della creazione, ma l’opera è scritta e fissata; l’accordo fra azione e suono si ripete identico, ogni volta uguale a se stesso, a costo di un’attenzione maniacale. La scrittura coreografica si fonda sulla partitura e sulla struttura della musica in maniera peculiare. I gesti della coreografia stanno alla musica come le immagini cinematografiche stanno al ritmo del montaggio. Viene a delinearsi, così, una visione cinematografica della danza che riflette e vive il movimento della vita. Le possibilità espressive si scatenano, disfacendo la catena della logica prevedibile degli eventi, in questa relazione paradossale con il suono, che va alla ricerca della perfezione, eppure è tutta interna all’azione quotidiana.  All Around Me isola e sospende il gesto inconsapevole, alla maniera di una cinepresa, riproducendo poeticamente il movimento della vita che scorre ogni giorno davanti agli occhi di ciascuno. La relazione con il suono si fa bizzarra, la precisione viene appena intuita, come sostegno della sorpresa, e il gesto danzato avviene all’improvviso, all’insegna del gioco e della magia.

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