II Atto

II atto: Desiderio

Che cosa si vuole, quando si vuole un corpo, che cosa si vuole, nell’alterità che non c’è? Desiderio abita una terra dove vivono i fantasmi, nei meandri di un erotismo ai limiti dell’animale e dell’infante. L’oggetto del desiderio è presente e assente nell’esperienza vertiginosa del doppio. Ed è un desiderio senza realizzazione, calamita impossibile di un incontro che non si risolve mai. Continua a vibrare, nel viola selvaggio, un’inquietudine di queste due solitudini che si consolano in un’adolescenza senza età. Vige un’ebbrezza che rende visibili cose intimissime e proibite, in un’esposizione radicale dell’intimità che non conosce vergogna. Ma non è semplicemente una ribellione al pudore, bensì un incanto organizzato in cui i corpi sono dilatati nello spazio e non percepiscono come definitivi i confini tra interno ed esterno: l’intimo e il pubblico, la pulsione e il palcoscenico, il dentro e il fuori, finiscono con il coincidere perfettamente, all’inseguimento di un’isteria misteriosa e scanzonata.

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